Organizzazione

Invenduto: quanto costa, come si riduce, a chi si può donare

Ogni confezione buttata è costo pieno più smaltimento. La legge antispreco ha reso la donazione semplice quanto una vendita: serve solo un documento e la buona abitudine di decidere prima delle 18.

5 minuti di lettura Aggiornata al 28 maggio 2026Omega per Alimentari

In breve

  • Ridurre l’invenduto è soprattutto una questione di ordini: si compra troppo, non si vende troppo poco.
  • La legge 166/2016 ha semplificato la cessione gratuita degli alimenti a enti caritativi: basta un DDT e una comunicazione riepilogativa.
  • Gli alimenti donati non concorrono al reddito e non richiedono la rettifica della detrazione IVA.

In un negozio di alimentari lo spreco non è una questione morale astratta: è una voce di costo che, nei freschi, può arrivare a mangiare metà del margine di reparto. E dal 2016 esiste una legge — la 166/2016, nota come legge Gadda — che ha reso la donazione delle eccedenze semplice quanto una cessione commerciale.

Vale la pena mettere in ordine le due cose insieme: prima si riduce quello che avanza, poi si dà una destinazione a quello che avanza comunque.

01Da dove nasce l’invenduto

CausaQuanto pesaRimedio
Ordini troppo grandi sui freschiLa più frequenteOrdini più corti e più frequenti
Rotazione non fatta a scaffaleAltaFEFO al momento del rifornimento
Assortimento troppo largoMediaMeno referenze sugli articoli lenti
Promozioni mal calibrateMediaPromozione sulla merce che gira, non su quella ferma
Rotture della catena del freddoBassa ma costosaControlli in accettazione e manutenzione

La regola più efficace è anche la più semplice: sui prodotti a vita breve conviene ordinare più spesso e meno per volta, anche pagando qualche punto di sconto in meno. Il costo di un ordine in più è quasi sempre inferiore al valore di quello che si butta.

02La scala di destinazione, decisa prima

  1. 1

    Sconto progressivo

    Dal quinto giorno prima della scadenza, con scaglioni crescenti. Il grosso si recupera qui.

  2. 2

    Trasformazione interna

    Quello che è ancora buono ma non più bello: il banco gastronomia recupera ortofrutta e formaggi con preparazioni del giorno.

  3. 3

    Donazione a enti caritativi

    Nella giornata, con la merce ancora nei termini. Va decisa entro il pomeriggio, non a fine serata.

  4. 4

    Cessione per uso animale

    Per quello che non è più adatto al consumo umano ma è ancora sicuro, quando previsto.

  5. 5

    Smaltimento

    L’ultima possibilità, con la registrazione del valore. È il numero che dice se le fasi precedenti funzionano.

03Come funziona la donazione, in pratica

La legge 166/2016 consente la cessione gratuita di alimenti a soggetti donatari (enti del terzo settore che operano nella distribuzione a persone in difficoltà) con adempimenti minimi.

  • Documento di trasporto con la descrizione dei beni, emesso prima del trasporto: è il documento base della donazione.
  • Comunicazione riepilogativa mensile all’amministrazione finanziaria e ai comandi della Guardia di Finanza, con l’elenco delle cessioni del mese. È prevista una soglia sotto la quale l’adempimento è semplificato.
  • Dichiarazione dell’ente ricevente che attesta natura, qualità e quantità dei beni e l’impegno a utilizzarli per le proprie finalità.
  • Gli alimenti possono essere ceduti anche dopo il termine minimo di conservazione, purché integri e correttamente conservati.

04Misurare, per poter migliorare

Lo spreco che non viene registrato non si riduce, perché non si sa dove sta. Bastano tre numeri, guardati una volta al mese.

NumeroCome si legge
Valore ritirato ÷ venduto, per repartoSopra il 3–4% nei freschi c’è un problema di ordini
Quota recuperata con scontiSe è bassa, gli sconti partono troppo tardi
Quota donataCresce quando la decisione si prende nel pomeriggio, non alla chiusura

Le abitudini che riducono lo spreco

  • Rifornimento a scaffale con rotazione, sempre.
  • Ordini dei freschi rivisti ogni settimana sui consumi veri, non sull’abitudine.
  • Scaffale delle scadenze fisso e ben visibile.
  • Accordo scritto con un ente del territorio, con giorni e orari di ritiro.
  • Valore dello scarto registrato con la causale, reparto per reparto.

Con Omega

Quello che avanza, deciso prima che sia tardi

  • Lista di cosa scade nei prossimi giorni, con lo sconto già proposto per scaglioni.
  • Uscite per scarto, donazione o autoconsumo registrate con la loro causale, non confuse fra loro.
  • Documento di trasporto per la donazione emesso dal gestionale, con il riepilogo del mese pronto.
  • Valore dello spreco per reparto sotto gli occhi: si vede su cosa si ordina troppo.
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Dubbi

Domande frequenti

Posso donare alimenti dopo il termine minimo di conservazione?+

Sì. La legge 166/2016 lo consente espressamente per gli alimenti che hanno superato il TMC, purché siano integri, correttamente conservati e sicuri. Resta escluso quanto ha superato la data di scadenza.

Che documenti servono per donare?+

Un documento di trasporto emesso prima del trasferimento, la dichiarazione dell’ente ricevente e la comunicazione riepilogativa mensile, con semplificazioni per le cessioni di modesto valore.

Donare conviene anche dal punto di vista fiscale?+

Sì: i beni ceduti si considerano distrutti ai fini IVA, non serve rettificare la detrazione e il valore non genera ricavo. Rispetto allo smaltimento si risparmia anche il costo dello smaltimento stesso.

Quanto invenduto è normale in un negozio alimentare?+

Nei freschi fra l’1% e il 3% del venduto a valore; nei prodotti a lunga conservazione sotto lo 0,5%. Sopra queste soglie il problema sta quasi sempre negli ordini.

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