In breve
- La formula va scritta in grammi e tempi, non «come l’altra volta».
- Le sensibilità dichiarate e la prova di tollerabilità vanno registrate: sono la parte che tutela il salone.
- La scheda si apre all’accoglienza, non dopo: è lì che serve.
Un salone che ripete esattamente il colore di sei mesi prima è un salone da cui non ci si sposta. Un salone che ogni volta ricomincia da capo, chiedendo al cliente cosa era stato fatto, è un salone sostituibile.
La differenza sta in una scheda compilata bene, che costa due minuti a servizio e vale anni di fedeltà.
01Cosa scrivere, servizio per servizio
La formula, in modo ripetibile
- Marca e linea del prodotto.
- Nuance e proporzioni (es. 7.3 30 g + 8.0 15 g).
- Ossidante: volumi e grammi.
- Tempo di posa effettivo.
- Tecnica di applicazione: radice, lunghezze, punte, meches, numero di stagnole.
- Risultato ottenuto e note («leggermente più caldo del previsto»).
- Cosa cambiare la volta successiva.
La riga più preziosa è l’ultima: «la prossima volta 5 minuti in meno» oppure «aggiungere mezzo grammo di correttore». È quella che trasforma la scheda da archivio in strumento di lavoro.
02Sensibilità, allergie e prova di tollerabilità
I prodotti per colorazione contengono sostanze che possono dare reazioni. Le confezioni riportano avvertenze precise e, per alcune sostanze, l’indicazione di eseguire una prova di sensibilità preventiva secondo le istruzioni del fabbricante.
- Chiedere sempre se ci sono state reazioni precedenti a tinture, tatuaggi temporanei o cosmetici: la risposta va registrata.
- Rispettare le istruzioni del fabbricante sulla prova preventiva, quando previste, e registrare quando è stata eseguita e con quale esito.
- Non procedere in presenza di cute lesa, irritata o di reazioni pregresse: si rimanda e si consiglia un consulto medico.
- Conservare le informazioni fornite dal cliente e la sua firma: è la documentazione che dimostra come ci si è comportati.
03Le altre note che fanno la differenza
| Nota | A cosa serve |
|---|---|
| Struttura e stato del capello | Decide tempi e volumi dell’ossidante |
| Trattamenti precedenti (henné, lisciature, decolorazioni) | Cambiano completamente il comportamento del colore |
| Prodotti usati a casa | Spiega risultati inattesi e apre alla rivendita |
| Preferenze e abitudini | «Non le piace il caldo», «vuole coprire i bianchi al 100%» |
| Frequenza abituale | Base per il richiamo al momento giusto |
| Foto del risultato | La memoria più affidabile che esista |
Le foto meritano una nota a parte: una foto prima e una dopo, con il consenso del cliente, valgono più di dieci righe di descrizione. Vanno però raccolte con un consenso esplicito, soprattutto se si pensa di usarle sui social.
04Usarla davvero
- 1
Apri la scheda all’accoglienza
Prima di iniziare, non dopo. «L’ultima volta abbiamo usato il 7.3, era andata bene?» è la frase che fa capire al cliente dove si trova.
- 2
Compila mentre lavori, non a fine giornata
A fine giornata i dettagli sono già persi.
- 3
Segna anche gli insuccessi
Il colore che non ha reso è l’informazione più utile della scheda.
- 4
Rendila leggibile a tutti
Se lavora un collega deve poterla usare: niente abbreviazioni personali.
- 5
Usala per il richiamo
La frequenza abituale dice quando il cliente dovrebbe tornare.
Con Omega
La scheda che si apre mentre accogli
- Formula con grammature, ossidante, tempi e tecnica, servizio per servizio.
- Sensibilità dichiarate, prova di tollerabilità e note registrate, con la firma del cliente.
- Foto prima e dopo collegate alla scheda, con il consenso raccolto.
- Frequenza abituale e ultimo servizio: il richiamo parte al momento giusto.



